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Sebastiano

Adernò

Dirige la collana 

“Occasionalmente”

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Sebastiano Adernò: Ritratto di un autore.

 

Sebastiano Adernò (Avola, Siracusa, 1978) è poeta, scrittore, documentarista e artista visivo. Figura poliedrica del panorama letterario italiano contemporaneo, la sua ricerca attraversa la parola poetica, la narrazione, il cinema documentario e l'arte visiva, mantenendo al centro una tensione costante tra la biografia ferita e la forma rigorosa. Laureato in Lettere Moderne a Milano con un percorso formativo in Storia e Critica delle Arti e una tesi in Storia e Critica del Cinema, Adernò unisce alla sensibilità del poeta lo sguardo critico del cineasta e la concretezza del testimone. La Sicilia – la sua Avola natale, il paesaggio arido e luminoso del Sudest siculo, le sue ferite sociali e umane – è il nucleo generatore della sua opera, il luogo da cui parte ogni interrogazione e a cui ogni parola ritorna.

 

Percorso poetico e opere principali

 

La carriera poetica di Sebastiano Adernò inizia nel 2010 con la vittoria del Premio "Ossi di Seppia" e il terzo posto al Premio di poesia "Antonio Fogazzaro", riconoscimenti che segnano l'ingresso di una voce nuova e originale nel panorama della poesia italiana. Nel 2011 pubblica la sua opera prima "Per gli anni a venire" (LietoColle) e nello stesso anno "Kairos" (Fara Editore), una raccolta che già nel titolo – il tempo opportuno, il momento decisivo della tradizione greca – annuncia la cifra della sua ricerca: una poesia che interroga il tempo, la perdita, la possibilità di afferrare l'attimo prima che sfugga.

Fa parte del collettivo Ultranovecento creato da Simone Zanin, che realizza libri d'artista. Con questo gruppo pubblica la plaquette "Abissi non richiesti" (2011), impreziosita da un'opera di Marco Baj. Nel 2012 escono "In luogo dei punti" (Thauma Edizioni), una raccolta di testi civili, e "Ossa per sete" (Nuova Editrice Magenta), opera che la critica accoglie come "una vera e propria rivelazione" per il progetto articolato e sicuro, la scoperta di un percorso chiaro, un segno forte e convincente. Sempre nel 2012 pubblica con Edizioni Montag il romanzo "Luci sulle lucciole", scritto a quattro mani con il filosofo Leonardo Caffo. Nel 2013 partecipa al progetto "Nuova Vandea", un piccolo compendio di Resistenza edito da officineultranovecento.

Nel 2021 esce "Lunario" (GaEle edizioni), una raccolta nata da una sfida esistenziale e letteraria che l'autore stesso racconta nelle "Istruzioni per l'uso": durante il periodo più buio della pandemia, alla proposta della psichiatra di aumentare gli psicofarmaci, Adernò risponde "Ci vuole più Poesia!". Nascono così trentuno poesie, come i giorni del mese o un ciclo della Luna, scritte nelle ultime ore della notte, in quel buio mattutino dell'inverno. È una raccolta che documenta la lotta quotidiana con il disagio psichico, trasformata in materia poetica, in resistenza attraverso la parola.

Nel 2022 pubblica "Tutta la terra che ci resta" (Vydia Editore) e "Tempo di riserva" (Giuliano Ladolfi Editore). Nel 2023 esce con ilglomerulodisale "Scrivere frusta il nervo", seguito nel 2024 da "Scrivere cura il nervo", sempre per la stessa casa editrice. I due titoli, speculari e complementari, racchiudono il nucleo della poetica di Adernò: la scrittura come flagello e come cura, come ferita e come medicamento, come nervo scoperto e come terapia. Nel 2024 cura insieme a Enzo Cannizzo l'antologia "Dark Way of Sicily – Voci Black" (ilglomerulodisale), una raccolta di poesia "cruda, crudele, scura, che dà il mal di pancia, che non piace perché stona col colore della tua borsetta, e dei miei mocassini. Poesia che preferisce le viscere alla dolce pelle". Nel 2025 pubblica "L'ombra dell'infanzia" (peQuod), confermando la sua presenza nelle collane più significative della poesia italiana contemporanea.

 

La poetica: nervo, cura, resistenza

 

La poetica di Sebastiano Adernò si fonda su un paradosso fecondo: la scrittura è insieme frustata e cura, ferita e guarigione. Come egli stesso dichiara: "Scrivo per creare ciò che mi serve. Una mia poesia nasce dall'esigenza di sottrarre qualcosa allo scorrere del tempo per dar vita ad un tassello, una cellula da poter utilizzare a contrasto del tedio meccanico che la vita ordinaria ci impone. E creando, fermo qualcosa sulla carta, scandagliando la mia anima in un processo di auto analisi che mi aiuta a rimettermi in quadro."

L'elemento biografico è centrale ma mai esibito con compiacimento: il disagio psichico, la fragilità, la lotta quotidiana con i farmaci e con i fantasmi della mente diventano materia poetica attraversata dalla forma, disciplinata dal verso, trasfigurata dal linguaggio. I riferimenti letterari sono molteplici: Stefania Giammillaro, nella prefazione a "Scrivere cura il nervo", evoca la "potenza musicale di rosselliana memoria" e la "sinuosità versificatoria alla Dylan Thomas maniera". La forza evocativa della parola poetica è corroborata dal significato "altro" che l'autore recupera attraverso l'estensione sonora della stessa.

Il paesaggio siciliano – con la sua luce abbagliante, la sua aridità, i suoi deserti interiori – è sfondo e protagonista. Non si tratta però di una Sicilia oleografica o folkloristica, ma di una terra che è insieme madre e ferita, appartenenza e esilio. L'antologia "Dark Way of Sicily" porta questa visione alla sua espressione più radicale: una Sicilia oscura, viscerale, che rifiuta la cartolina per mostrare le interiora, che preferisce la verità scomoda alla bellezza addomesticata.

Un altro nucleo tematico è quello della "botanica della poesia", progetto teorico e pratico che Adernò ha elaborato in un manifesto: l'idea che la parola poetica affondi le radici nel paesaggio, che il poeta si faccia portavoce del mondo vegetale, che la retorica botanica – aulica e colta – possa diventare strumento di sensibilizzazione ecologica e di ricerca formale. Da Neruda che scrive del carciofo a Dante della Beata Rosa, da Tasso alle capre dell'Arcadia, Adernò recupera una tradizione che lega indissolubilmente natura e linguaggio.

 

Il cinema documentario e l'impegno civile

 

Accanto alla poesia, Sebastiano Adernò ha sviluppato un'importante attività come documentarista. Nel 2007-2008 realizza insieme a Francesco Di Martino il documentario "U stisso sangu – Storie più a sud di Tunisi" (55 minuti), selezionato al Queens Film Festival di New York. Il film racconta le storie dei migranti sbarcati sulle coste sudorientali della Sicilia, documentando le tappe del loro cammino: il viaggio e lo sbarco, la prima accoglienza, il problema della casa, il lavoro e l'integrazione. Lo sguardo del documentario incrocia le storie dei migranti con quelle della realtà locale: la Guardia Costiera, il medico, il reporter, l'imprenditore agricolo, il personale della comunità, lo sconosciuto che assiste al rito di commemorazione per chi è morto in mare.

"U stisso sangu" non è solo un film, ma un atto di testimonianza civile: l'affermazione che "abbiamo tutti lo stesso sangue", che l'essere umano non può essere ridotto a "clandestino", a problema burocratico, a numero. Questo impegno civile attraversa tutta l'opera di Adernò, dalla raccolta "In luogo dei punti" (testi civili) al progetto "Nuova Vandea" sulla Resistenza, fino alla curatela di antologie che danno voce ai margini e alle periferie.

 

L'arte visiva e i progetti multimediali

 

Negli ultimi anni, Sebastiano Adernò ha sviluppato una significativa attività come artista visivo, con numerose partecipazioni a eventi, reading e festival. Questa dimensione visiva si intreccia con la parola poetica, creando un dialogo tra linguaggi che arricchisce entrambi. I libri d'artista realizzati con il collettivo Ultranovecento rappresentano una sintesi di questa ricerca: oggetti in cui la poesia incontra l'immagine, la carta diventa materia espressiva, il libro si trasforma in opera d'arte.

Riconoscimenti e collaborazioni

Oltre al Premio "Ossi di Seppia" (2010) e al terzo posto al Premio "Antonio Fogazzaro" (2010), Sebastiano Adernò ha ottenuto riconoscimenti in numerosi festival cinematografici e letterari. I suoi testi sono apparsi in riviste, blog e antologie; le sue opere sono state oggetto di recensioni e approfondimenti critici. È figura attiva nel panorama della poesia contemporanea italiana, partecipando a reading, festival, progetti editoriali collettivi.

Sintesi della ricerca

La scrittura di Sebastiano Adernò è un atto di resistenza: resistenza al tedio meccanico della vita ordinaria, resistenza al disagio psichico, resistenza all'oblio e all'indifferenza. È una poesia che non cerca la consolazione ma la verità, che non fugge dal dolore ma lo attraversa, che non si accontenta della superficie ma scava nelle viscere. Il nervo – frustato e curato, esposto e protetto – è la metafora centrale di questa ricerca: il punto in cui il corpo incontra il linguaggio, dove la sensazione diventa parola, dove la ferita si trasforma in forma. E in questa trasformazione – dolorosa, necessaria, vitale – risiede il senso più profondo della poesia di Adernò: la convinzione che scrivere sia un modo di sopravvivere, di "rimettersi in quadro", di affermare la propria esistenza contro tutto ciò che vorrebbe annullarla.

 

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