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Deborah
Prestileo
Autrice

Formazione e percorso accademico
Il suo curriculum riflette un impegno scientifico rigoroso nella tradizione letteraria italiana ed europea. Prestileo ha conseguito la Laurea Magistrale in Italianistica presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna, specializzandosi in tradizione e permanenza dei classici, studi medievali e forme del testo poetico, con una votazione di 110 e lode. Questo background accademico ha radicato profondamente la sua pratica poetica nella grande tradizione letteraria, conferendole una prospettiva critica e storica che caratterizza la sua opera.
Ha collaborato per molti anni come redattrice per la rivista culturale dell'Alma Mater e tuttora cura la rubrica critica Fragmenta del blog letterario “Le Finestre”. Nel 2024, ha partecipato all'antologia siciliana Nel verso giusto. Voci di resistenza poetica, a testimonianza della sua posizione nel panorama contemporaneo della scrittura poetica.
Le influenze letterarie: l’eredità classica, il femminismo poetico e il cantautorato italiano
La poetica di Prestileo si fonda anzitutto su una solida eredità della tradizione classica, riconoscibile nel rigoroso labor limae che governa la sua lingua e la sua forma. In questo esercizio di scavo e di misura confluisce la lezione degli autori latini — Lucrezio, Catullo, Ovidio e Seneca — da cui Prestileo eredita il senso del limite, la tensione conoscitiva, l’intreccio tra corpo, tempo e destino, e l’idea della scrittura come costruzione paziente di senso contro il male del vivere.
Su questa base si innesta la consapevolezza critica della tradizione delle grandi scrittrici del Novecento. Le sue maestre dichiarate sono Anna Achmatova, Marina Cvetaeva, Anaïs Nin, Clarice Lispector, Ingeborg Bachmann, Sylvia Plath, Susan Sontag e Alejandra Pizarnik. Questo pantheon di voci femminili configura una genealogia in cui la poesia si fa insieme testimonianza, lotta, intuizione e rappresentazione della complessità umana. In particolare, l’influenza delle due grandi poetesse russe — Achmatova e Cvetaeva — emerge in modo evidente: la riflessione sulla resistenza interiore, sulla capacità della parola di testimoniare il dolore collettivo, sulla verticalità spirituale della creazione poetica caratterizzano in profondità anche l’opera di Prestileo.
A questa doppia radice si affianca infine l’influenza del cantautorato italiano, in particolare di quelle esperienze che hanno saputo coniugare profondità poetica, ricerca linguistica e attenzione al presente: Fabrizio De André, Franco Battiato, Francesco Guccini, i Baustelle e Lucio Corsi. In questa linea, Prestileo eredita una concezione della parola come luogo di attraversamento tra esperienza individuale e coscienza collettiva. La sua scrittura, come quella dei grandi cantautori, non si limita a raccontare il mondo, ma lo interroga, lo scava, lo espone nelle sue contraddizioni, trasformando la voce personale in resistenza.
La poetica: dal mythos al soma
Il suo primo libro pubblicato, Senza asilo (2025, Il glomerulodisale), rappresenta il culmine di una ricerca poetica già segnalata dai premi letterari ricevuti negli anni precedenti. La silloge è strutturata in tre sezioni fondamentali i cui titoli – mythos, logos, soma – ricapitolano la storia del pensiero occidentale nel loro passaggio dalla dimensione mitica a quella razionale fino alla corporalità più immediata.
Nella prefazione, Franca Alaimo sottolinea come la tensione intellettiva e riflessiva della poetica di Prestileo miri a stabilire una connessione ampia con la storia del pensiero e della letteratura, utilizzando entrambe per l'elaborazione di un mito personale secondo la peculiarità della propria vocazione stilistica. La sua è una poesia che non rinuncia al patrimonio dei classici, per interrogare, attraverso il linguaggio contemporaneo, le questioni universali dell'amore, del male, della fede e dell’identità.
I temi e lo stile
La scrittura di Prestileo si caratterizza per una densità emotiva accompagnata da una precisione intellettuale rigorosa. I temi centrali della sua opera ruotano attorno alla questione della vulnerabilità umana, del dolore come materia di conoscenza, del rapporto tra memoria e identità, della ricerca di asilo – sia letterale che metaforico – in un mondo frammentario e disorientante.
Dal punto di vista formale, la sua poesia alterna momenti di estrema concisione a passaggi di prosa poetica, creando effetti di straniamento e riflessione. Usa frequentemente tecniche di enjambement, spezzature sintattiche e giochi di echi fonici che ricordano la lezione cvetaeviana della poesia come flusso energetico e consapevole. Come alcuni dei suoi versi recitano: “al tempo resiste soltanto chi ha amato / chi si è cavato dagli occhi il futuro, / perché tornasse trascorso e decorso / quando del presente rimane il niente”, emerge chiaramente il tentativo di trattenere il senso attraverso la parola poetica.
Il rapporto di Prestileo con la letteratura è segnato da una convinzione profonda: l’esistenza di un legame essenziale tra educazione e letteratura, intese come pratiche capaci di incidere sulla formazione dell’individuo e della coscienza collettiva. Non è un caso che questa visione maturi anche nella sua esperienza di docente, dove la parola letteraria diventa spazio vivo di confronto, di interrogazione e di crescita. In questo orizzonte, la letteratura non è mai semplice intrattenimento, ma luogo in cui — come lei stessa suggerisce — «le spine riescono a ferire più delle lame»: un territorio in cui il linguaggio, proprio perché sottile e non immediatamente violento, possiede una forza trasformativa più profonda, capace di produrre consapevolezza critica ed esercizio etico.
Il rapporto con la Sicilia
Un elemento significativo della biografia e della poetica di Prestileo è il legame profondo con la Sicilia. Pur avendo vissuto a Bologna, riconosce che le sue radici siciliane «hanno forgiato e temprato il suo stare-al-mondo» e che l’isola resta per lei un luogo «dove si ostina sempre a tornare». Questa dichiarazione rivela come la dimensione geografica e culturale della Sicilia non costituisca soltanto un dato biografico, ma una vera e propria matrice identitaria, un orizzonte simbolico che struttura il suo modo di percepire il tempo, il linguaggio e l’esperienza.
Allo stesso tempo, la sua formazione e la sua sensibilità si nutrono di un continuo movimento: Prestileo è una viaggiatrice instancabile, animata dal desiderio di incontrare luoghi, lingue e culture diverse. Il viaggio non è per lei evasione, ma esercizio di apertura e di conoscenza, un modo per mettere alla prova le proprie radici e, proprio attraverso l’incontro con l’altro, renderle più consapevoli e feconde. In questo equilibrio tra appartenenza e altrove, tra ritorno e scoperta, si riconosce una delle tensioni più vitali della sua poetica.
Premi e riconoscimenti
Prestileo ha iniziato a ricevere riconoscimenti importanti già in fase precoce della sua carriera letteraria. Nel 2018 ha vinto la sezione “Miele” della "Balena di ghiaccio" (IV seme), percorso volto a selezionare giovani talenti. Nel 2019 si è classificata al secondo posto al Premio Lighea, prestigioso riconoscimento poetico promosso dalla Fondazione Piccolo di Calanovella, a Capo d'Orlando.
Deborah Prestileo incarna la coscienza di una generazione di giovani poeti che, pur formatisi nel clima della postmodernità e dei nuovi media, non rinunciano né all’eredità della grande letteratura né al compito civile della poesia. La sua opera dimostra come la scrittura poetica contemporanea possa ancora costituire uno spazio di resistenza, di interrogazione profonda della condizione umana e di dialogo vivo con i grandi testi della tradizione.
Nella sua voce risuona l’eredità di Achmatova e Cvetaeva, rielaborata attraverso una sensibilità pienamente contemporanea e una consapevolezza di genere capace di riaffermare la centralità delle donne nella costruzione del canone letterario. In questo intreccio tra memoria, presente e responsabilità critica, la poesia di Prestileo si configura come una pratica intellettuale ed etica, oltre che come esperienza estetica.
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